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Le notizie più antiche che si hanno di questo territorio risalgono al 1500 con la descrizione dell’architetto Camillo Camilliani nel suo viaggio per lo studio del piano per la difesa delle coste Siciliane dalle incursioni Saracene.

Torre SalsaNel 1583 il vicerè Marco Antonio Colonna nominò il Camilliani architetto militare; quest’ultimo avviò una ricognizione  in tutta la costa della Sicilia  per rilevare lo stato  delle torri esistenti. Nel 1584 ultimò la ricognizione e produsse un importante  documentazione  sulla Sicilia di fine ‘500, per quanto riguarda l’area oggetto di questo studio così descrive  i luoghi: ”...Seguendo più innanzi per spatio di due miglia et un quarto,  si va per un certo serpeggiamento detto le timpe di Marinata,  il quale per le rupi altissime et scoscese non è men sicuro dell’altre  sopradette, sichè da niuna parte si può disimbarcare.  Ben è vero ch’alla foggia,  che siegue, c’è una cala,  della quale si dirà appresso;   ma il torrente dell’acqua, che tuttavia corre nella detta foggia, nasce lontano circa <tre miglia; la qual acqua>  è al presente salata,   et dagli stessi scaturimenti esce talvolta <copia di pesci>.  Questo fonte insieme con altri scolativi d’acque fa un pantano alquanto secco per lo spazio di due miglia in quella campagna,  et al fine sboccano al mare. Piglia il nome di Salsa et in canto c’è una cala capace di sei galeotte,  et per le rupi e spalle tanto erte, quasi da nessuna parte non ci si va sopra,  possono essere scoperte. Et molte volte i corsali han soluto ritirarvisi, et disimbarcati haver fatto molte correrie in quel paese. Pîù inanzi s’arriva alla punta et cala della Milza,  la   qual   per    alquanta  concavità,   che  ritiene,  ci si possono ocultare quattro bergantini, i quali con difficoltà si possono scoprire, perché son  assa i più alte et scoscese le sue ripe dell’altre.”

Disegni della Torre Salsa di Camillo Camilliani sec. XVIIl Camilliani progettò la Torre Salsa o Marinata che si ergeva sulla sommità di un piccolo promontorio d’argilla a dominare il mare e la spiaggia sottostante. La Torre corrispondeva ad ovest con la Torre di Capo Bianco e ad est con Torre Felice, rimanendo in vista con la Torre di Monterosso. Ciò che resta della struttura originaria sono la pianta di 8,10 metri per lato, poggiante su una robusta scarpa inferiore, il basamento e alcuni fragili spigoli dei muri perimetrali. Sul muro ad est, meglio conservato si notano il residuo di una nicchia con arco semicoperto da macerie, alcuni legni e la traccia di un divisorio trasversale. Il resto é raso al suolo. Della Torre Salsa, il Camilliani riporta i disegni del progetto e così descrive i luoghi dove pensa di ubicare la nuova torre:

“... A pochissimo spazio si trova una grotta detta di Boimarino, quale è un antro cavernoso capace di due bergantini, senza esser da nessuna parte scoperti. Et seguendo sin alla punta di Marinata  per spazio di tre miglia, si domandan le Timpe di Marinata, quali son tanto esposte et elevate dal mare et precipitose, che da nessuna parte si può disimbarcare; et seben vi sono alcuni ridotti, non son pericolosi, non essendo abbracciati né dalli rocche, né dal terreno, che li ricuopra.  Et seguendo alla  punta di Marinata, che per uno sporgimento, che fa in mare et per la sua eminenza,  s’è designato farvisi una torre, la quale assicurerà tutto quel transito...oltre che sarà di buona rispondenza farà sempre sicure l’anime dei  luoghi convicini et sarà causa di maggior aumento de’ terreni,  che a quel lido si trovano”.

Le antiche cartografie riportano una torre alla punta di Marinata, voluta dal Camilliani, e una sulla punta successiva, la torre Salsa, suggerita dallo Spannocchi. Probabilmente furono costruite due torri; quella che rimane é il rudere di torre Marinata detta anche Salsa che é il nome di quella più antica e mai ricostruita.

Pianta topografica del feudo di Salsa della Mensa Viscovile di Agrigento, 1839Nei secoli successivi il territorio viene a far parte della mensa  Vescovile di  Agrigento: feudo di Garebici e feudo della Salsa dei quali si conservano, all’Archivio di Stato di Agrigento, tre planimetrie a colori ed una descrizione dell‘800. La descrizione dell’ex feudo Salsa, realizzata dagli architetti Salvatore Grimaldi e Giovanni Finagri, descrive, fra l’altro, due interessanti aspetti della zona del pantano: la natura dei terreni e il  loro utilizzo. “I terreni di sua natura sono fertili, poichè contengono le proporzioni degli elementi che influiscono alla vegetazione delle piante,  la base di essi terreni quasi  nell’intiero, vi è la sabbia  mista in minor parte di argilla, e con abbondante  strato di terriccio, che si è formato dalla scomposizione di vegetali naturali  raccolta  da  una  lunghissima  serie di anni, imperciocchè da Pianta topografica del feudo di Salsa della Mensa Viscovile di Agrigento, 1839 remotissimo tempo è stato il feudo suddetto destinato alla pastorizia, afferendo il foraggio spontaneo naturalmente, ed infatti le piante selvatiche vi veggetano orgogliosamente  pell’abbondanza   di terriccio.  Una   lunga  catena  di   montagne  traversa  l’ex  feudo  da  oriente   ad occidente,  alta  ed  obliqua,  in molta pendenza, e sulla  stessa  forma un’altro piano esteso,  però la terra più compatta contenendo un  poco  più di tufo, é d’inferiore qualità.  La formazione delle montagne è di zolfato di calce (gesso) che si presenta in gran massa e nello stato granuloso, meno quelle a tramontana  quale sono di un calcareo  meno compatto.  I fondi sulla spiaggia  sono di sua natura marnosi...I terreni sono stati abbandonati alla  loro propria suscettibilità, essendo il feudo destinato all’uso della pastorizia, ed in vero la giacitura, la pianta spontanea naturalmente, il clima, le acque si prestano a tale industria, molto più nella stagione invernale, nei tempi in cui scarseggia  l’erba, lì si trovano le piante selvatiche in abbondanza...una quantità di terre paludose in cui si mantengono verdi le piante che  ivi sogliono vegetare, e servono per foraggio agli animali che ne sentono bisogno, a guisa di un locale destinato per il loro instabilimento ed ancora perché riparati dai venti freddosi, rigidi, tanti nocivi alla salute degli animali.  Una porzione di terra seminatoria sta attorno a quella paludosa  la di cui quantità dipende secondo l’abbondanza o la scarsezza delle pioggie invernali, dalle quali aumenta lo allagamento delle terre paludose,  e vanno a restringere i seminatori...”

Nel 1866 suddiviso in quote, viene  concesso  in enfiteusi a privati mediante un bando pubblico.

Torre "Pantano"Un altro insediamento edilizio di particolare importanza sia per i caratteri che per l’armonioso inserimento nel contesto paesaggisParticolare dell'ingresso della "Calcara"tico è quello attorno alla cosiddetta “torre Pantano”.  L’unica notizia archivistica riscontrata è nella descrizione dell’ex feudo Salsa, dove è descritta una casa terrana, con un orto vicino, un abbeveratoio in pietra da taglio lungo 30 metri con una sorgente naturale.  Nessuna menzione, invece viene fatta  della torre Pantano, probabilmente utilizzata per controllare  la proprietà. E’ realizzata su uno sperone naturale di roccia di gesso a cristalli a coda di rondine con la scaletta nella parte retrostante intagliata direttamente nella roccia. Quattro tombe risalenti all’epoca bizantina sono appena osservabili alla base della parete rocciosa che si staglia alta dietro la torre Pantano.  La causa del loro deterioramento è da attribuire alla natura tenera della roccia che la costituisce facilmente corrosa dal trascorrere del tempo e dagli agenti atmosferici. Infine, in un luogo quasi inaccessibile della valle del ginepro, lungo una mulattiera in abbandono, vi è una piccola “L'interno di casa Agnellocalcara”. La struttura, testimonianza delle tecniche usate  negli anni passati per la produzione di gesso da impiegare nell’edilizia,  é a pianta centrale  con  un diametro interno di circa 2,00 mt., realizzata in conci di cristalli di gesso messi in opera a secco. L’ingresso é alto circa 1,00 mt. ed é realizzato con conci dello stesso materiale grossolanamente squadrati. Nelle vicinanze un cumulo di scaglie di gesso testimonia l’esistenza  di una cava.  Diverse le case rurali di interesse storico-architettonico tra le quali spicca Casa Agnello ubicata alle pendici di monte Eremita con il lato principale che si affaccia verso il mare e i muri portanti rinforzati da contrafforti.

 

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